Poggiato alle falde dei Monti Aurunci sorge Itri, comune famoso per i suoi monumenti, i briganti e le olive, le itrane da cui prendono il nome.
Itri è posto a 170 metri s.l.m. ma il suo territorio è molto variegato ed esteso: si passa dagli 1000 metri delle sue alture ai 110 metri verso Formia. La cittadina si raggiunge attraverso la via Appia, SS7, da Fondi o Formia, attraverso la via Farnese, SS82, dalla Ciociaria e attraverso la Magliana, da Sperlonga, strada che si inerpica sulle montagne che danno sul mare e da cui si gode un paesaggio notevole.
Cosa vedere a Itri:
Il santuario della Madonna della Civita, posto sulle alture verso Campodimele, uno dei più antichi d'Italia e meta di pellegrinaggi da tutto il centro Italia, spesso effettuato a piedi, per tradizione.
Il castello di Itri, fortezza medievale, maestosa ed imponente, oggi sede di manifestazioni culturali e musicali.
Santa Maria Maggiore, ricostruita dopo le distruzioni della Seconda Guerra Mondiale, il cui portale, secondo la tradizione, portato in loco da San Francesco.
Le spianate e le alture del territorio dei monti aurunci, per gli amanti della mountain bike e del trekking
Cenni storici
Posta in un sereno ambiente collinare lungo la via Appia, Itri è un antico insediamento preromano, e successivamente borgo medievale, di cui è testimonianza il centro medievale e le rovine del Castello. Nella sua verde area, i boschi di carrubi, lecci, querce e faggi, si alternano alla macchia mediterranea di ginestre, rosmarino, lentisco e agli oliveti secolari, che producono la famosa oliva di Itri, nota anche come oliva di Gaeta. Alcuni studiosi sostengono che i primi fondatori e i primi abitatori siano stati gli Aurunci, altri gli Osci. Si sostiene ancora che la città sia sorta sulle rovine dell'antica "urbs mamurrarum". Dopo un breve periodo in cui fu ducato autonomo, entrò a far parte dapprima del ducato di Gaeta, quindi dei dell'Aquila, signori di Fondi. Da quel momento seguì le sorti del vicino centro, fu dunque dei Caetani, dei Colonna, che riunirono la contea di Fondi e il ducato di Traetto, degli Stigliano e dei Di Sangro, fino alla caduta dei residui feudali nel 1806 con la presenza francese.
A Itri hanno avuto i natali diversi personaggi illustri: il beato Paolo Burali d'Arezzo, arcivescovo di Napoli e consigliere di Filippo II di Spagna, l'astronomo Battista Manzi, papa Urbano VI, Bartolomeo Prignano (1318-1389) eletto nel 1378. Ma chi più di tutti, negli ultimi due secoli ha dato notorietà al paese è Michele Pezza detto frà Diavolo, figura discussa e controversa che ha ispirato poeti, musicisti e produttori cinematografici. Da giovane nel corso di una lite uccise due coetanei. Fuggito nei boschi dei monti che circondano Itri, riuscì a costituire una banda, con la quale compì le prime imprese brigantesche.
Condannato a morte, gli venne concesso come commutazione di pena, di entrare nell'esercito borbonico. A 28 anni entrò così a far parte delle bande del cardinale Ruffo che si battevano contro i francesi per ripristinare a Napoli il trono borbonico. Per otto anni frà Diavolo fu un audace guerrigliero, attaccando e sfiancando i francesi, e il suo nome divenne famoso in tutta l'Italia. Ma venne anche per lui il giorno in cui fu abbandonato dalla sua buona stella. Sconfitto sul Biferno e ferito al petto tentò una fuga disperata ma fermatosi a Baronissi, presso Salerno fu riconosciuto e consegnato alle autorità francesi. Processato e condannato a morire sulla forca, con indosso l'uniforme dell'esercito borbonico, frà Diavolo venne giustiziato a Napoli in piazza Mercato, l'11 novembre 1806.
Di notevole interesse a pochi Km. da Itri, in posizione dominante l'ampio panorama dei colli e del mare, si erge il Santuario della Madonna della Civita, meta di moltissimi pellegrini, i cui dipinti originali, secondo una vecchia leggenda, pare siano stati eseguiti dall'apostolo S. Luca
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