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Campodimele (LT)

CITTA' DI CAMPODIMELE

Il Turista e il Territorio

Campodimele si raggiunge salendo dal golfo di Gaeta, su per Itri, oppure venendo dall'autostrada del Sole e uscendo a Pontecorvo, oppure, ancora salendo su da Monte San Biagio, raggiungendo Lenola e scendendo giù fino alla valle su cui si erge il borgo.
Il borgo infatti è lassù sulla sommità del colle, stretta tra le sue dodici torri medievali, intatte, che guarda le montagne tutt'attorno e la valle sotto: un incanto!

Non per niente Campodimele è insignito della qualifica che lo colloca tra i "Borghi più belli d'Italia ".
Ma non è solo bello, è anche un borgo dove si vive bene e si mangia altrettanto bene, lo testimonia il fatto che è anche il "paese della longevità". Qui infatti gli abitanti raggiungono età incredibili e sono fieri della loro piccola città. Le donne anziane chiaccherano sulle scale delle casette di pietra del centro storico circondate da vasi pieni di fiori colorati. I maschi se ne stanno sotto l' olmo secolare, nella piazza del municipio, e discutono tra loro davanti al bar, ma anche davanti al panorama della valle.

Al tramonto il sole scende dietro i monti che si stagliano scuri davanti al cielo azzurro che fa loro da sfondo. Il Parco degli Aurunci è infatti tutto intorno e le passeggiate nelle faggete, tutte intorno al paese, non stanno che ad aspettare il turista in cerca di frescura e di quiete.
Si può poi sempre scendere giù al vecchio Mulino del "malo tempo" e starsene nel verde del giardino, arrostendo la carne sui bracieri in pietra predisposti accanto ai tavoli in legno costruiti proprio per ospitare i cittadini del luogo e i turisti che salgono dal mare per trovare qui un po' di frescura.

Nel paese in basso, località Taverna, c'è l'Ostello che ospita i bambini che da tutte le parti d'Italia vengono qui per conoscere la montagna e fare i campi scuola. I bar dell'area sono frequentatissimi, vi si fermano i motociclisti con le loro moto di grossa cilindrata che amano correre per i versanti della montagna e si fermano pure i cacciatori che amano addentrarsi su per i sentieri alla ricerca di cacciagione.
Vi si fermano anche gli amanti della tavola che qui trovano pasti genuini e possono consumarli nella quiete della valle. La famosa cicerchia è d'obbligo!  Non si può andarsene senza averla assaggiata e senza aver comprato una piccola confezione da portare a casa o agli amici.

LA CINTA MURARIA

La cinta muraria fortificata è del sec. X.
Dopo i lavori di restauro, (operato dall'EPT di Latina 1992), è stato aperto il circuito a piedi attorno alle mura, valorizzando angoli suggestivi ed incomparabili scorci, non a caso è stato chiamato "via dell'amore".

La cinta muraria con le torri è oggi tutelata dai Beni Culturali.

 

La via della "Memoria"

Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 la tedesca linea GUSTAV, che doveva arrestare l'avanzata delle truppe alleate, passava proprio attraverso il territorio del paese, consentendo dalle sue alture il controllo della Valle del Liri e delle vie di comunicazione tra il mar Tirreno e l'entroterra del frusinate.
Questa situazione comportò, il 10 gennaio 1944, la deportazione di settecento abitanti (su 1400) e poi i soprusi, le miserie, i bombardamenti che caratterizzarono il "fronte di Cassino" (fu distrutto il monastero di Sant'Onofrio).
Infine le violenze e gli stupri da parte dei marocchini del Corpo di Spedizione Francese, che con gli anglo-americani conquistarono Monte Faggeto e quindi Campodimele tra il 18 e 20 maggio dello stesso anno.
Questi episodi offrirono lo spunto per il famoso romanzo "La Ciociara" di Alberto Moravia, il quale in quel triste periodo bellico era sfollato proprio su un monte tra Fondi e Campodimele.

Nella targa esposta sotto il palazzo del Comune si legge:

"Piccolo comune situato sulla linea Gustav, durante l'ultimo conflitto mondiale si trovò al centro degli opposti schieramenti, subendo ogni sorta di violenza da parte delle truppe tedesche e marocchine nonché devastanti bombardamenti da parte dell'esercito alleato, che causarono la morte di numerosi cittadini, la quasi totale distruzione dell'abitato e ingenti danni al patrimonio zootecnico e agrario. Nobile esempio di spirito di sacrificio ed elette virtù civiche.Campodimele (LT), 1943-1945"

l'anfiteatro

L'anfiteatro è costruito sotto la piazzetta principale del paese e dalle sue scalinate si mira tutta la valle sottostante. Esso è anche il luogo di sbocco della "via dell'amore" che parte dal parcheggio più a monte e sfocia proprio qui dopo aver costeggiato a piedi tutta la cinta delle mura medievali.

L'anfiteatro viene usato negli spettacoli estivi che vengano organizzati dal settore cultura del Comune e lo scenario in cui è collocato lo rende un prezioso balcone da cui mirare il tramonto del sole.

L'anfiteatro contiene circa 1000 posti a sedere.

Il Comune possiede anche una sala multimediale con 600 posti a sedere e un'ampia Biblioteca, utilizzata nei mesi estivi, anche come galleria per esposizioni d'arte, personali o collettive di pittura, scultura, fotografia ed oggetti di artigianato.

il monastero di Sant'Onofrio

Il culto di Sant' Onofrio è particolarmente radicato nella popolazione campomelana. Trae origine da tempi molto lontani, da quando i Benedettini del monastero di Montecassino, nel secolo XI, costruirono il monastero su un colle attiguo a quello dove sorge il paese, per volontà dell'Abate Desiderio.

Divenuto sempre più noto e frequentato dai pastori e dai boscaioli dei Monti Ausoni ed Aurunci, esso evocò la spirituale persona di Onofrio, grande anacoreta vissuto certamente in un paesaggio isolato e sereno della Tebaide in Egitto, presumibilmente molto simile a quello in cui sorge il monastero di Campodimele.
 
Sant' Onofrio divenne così il Patrono di questo paese e la sua venerazione ha resistito ai secoli. Oggi, come mille anni addietro, i fedeli campomelani, siano essi residenti nel paese o emigrati in terre lontane alla ricerca di lavoro e sostentamento per la famiglia, celebrano il loro Protettore secondo le più antiche tradizioni.
 
A Toronto in Canada, a New York oppure in Australia, in Brasile ed Inghilterra, nel mese di Giugno, processioni ed altarini votivi raccolgono gli emigrati di questa bella terra ausonia in incontri di preghiera e d'intensa spiritualità per onorare Sant' Onofrio.
La ricorrenza si festeggia il 12 Giugno; i festeggiamenti si svolgono in piazza Capocastello ed è antica tradizione in quel giorno gustare le lumache in salsa verde, ovvero:"le ciammotte ammuccate".

Il trenta dello stesso mese un pellegrinaggio a piedi , dal paese al convento, porta tutti i fedeli a raccogliersi per la celebrazione della Santa Messa nella restaurata chiesa rurale.

il parco degli Aurunci

Il Parco Naturale dei Monti Aurunci vanta un territorio variegato, compreso in una fascia altimetrica che va dalla pianura, a circa 30 metri sul livello del mare, fino alla quota di 1535 metri sul livello del mare del Monte Petrella che si erge a poca distanza dalla costa.

La catena dei Monti Aurunci possiede un misterioso fascino, segnando la conclusione del più importante sistema montuoso del Preappennino Laziale, di cui fanno parte anche i Monti Lepini e i Monti Ausoni. Gli Aurunci hanno la particolarità di essere l'unica catena montuosa laziale ad affacciarsi direttamente sul Mare Tirreno con vette che superano i 1.500 metri.

Il paesaggio dei Monti Aurunci regala scorci di grande suggestione grazie alla molteplicità del paesaggio, un panorama entrato a far parte dell'immaginario collettivo attraverso uno dei capolavori del neorealismo, "La ciociara" firmato da Vittorio De Sica. Non solo De Sica ha attinto alle scenografie naturali offerte dagli Aurunci, ma anche il regista Giuseppe De Santis e scrittori come Tommaso Landolfi. Dalle cime più elevate della catena montuosa si possono scorgere le isole ponziane, il promontorio del Circeo, la Valle del Liri, i Monti del Matese e i Monti dell'Appennino abruzzese.

Campodimele è sede del Parco.

Nel territorio sono stati attrezzati 25 km di sentieri nel bosco ed è presente un centro di allevamento di cervi, daini e caprioli allo stato brado per la conservazione della specie.

Dalla località Crocette, con un sentiero indicato da un cartello del parco, si raggiunge il monte Le Vele

il vecchio Mulino del "malo tempo"

Nella valle, in località Taverna, si trova il Mulino del "malo tempo", un'oasi immersa nel verde e attrezzata dal Comune per i picnic all'aria aperta.
Lungo un sentiero che si snoda, dopo aver varcato il cancello, si trovano luoghi attrezzati per il pranzo, con tavoli e panche di legno e bracieri in cemento per cucinare la carne alla brace.
All'interno dell'area, in fondo al viottolo si trova la ruota con le pale a cucchiaio il cui movimento impresso dall'acqua in caduta, fa girare la macina sovrastante.  

l'Ostello

L'ostello si trova in località "Taverna" e ospita i campi scuola dei ragazzi che vengono quassù in vacanza per le escursioni in mezzo alla natura, nel cuore del Parco e per brevi bagni, giù, nel golfo di Gaeta o di Monte San Biagio.
Esso viene usato anche per un'ospitalità specifica convenuta con l'Amministrazione comunale di Campodimele. Esso ha infatti ospitato per tre giorni i ragazzi coinvolti nel progetto CAMPUS di formazione intervento.

la faggeta

Uscendo dal paese e inoltrandosi nei monti attorno, alla ricerca del monastero di Sant'Onofrio, ci si inerpica lungo una strada stretta, percorribile con un fuoristrada o certamente a piedi e si ammira Campodimele, guardandolo di fronte, sul cucuzzolo della sua montagna verde.
Continuando la strada che corre su un precipizio da cui si può ammirare tutta la valle, si arriva alla sommità del colle, da dove si diparte una strada bianca immersa in una faggeta meravigliosa, piena di verde e di cinguettii dei diversi uccelli che vi abitano

prodotti e piatti tipici

La cicerchia
La cicerchia è una leguminosa apprezzata già in tempi remoti in Medio Oriente che viene raccolta con difficoltà sui terreni pietrosi  del monte.
La zuppa di cicerchie è piatto semplice e sano. Si mettono in ammollo le cicerchie la sera prima, l'indomani si lessano a fuoco lento per un'oretta insieme a prosciutto, aglio e scalogno, e infine se ne versa il contenuto sulle fette di pane aggiungendo mezzo cucchiaio di olio d'oliva per piatto. Tutti gli ingredienti devono essere prodotti a Campodimele.

La coltivazione della cicerchia di Campodimele vanta antiche tradizioni, ampiamente diffusa nelle colline interne laziali fino al dopoguerra. Consueto alimento per gli abitanti di Campodimele, ha costituito e costituisce una importante fonte alimentare proteica.
La Cicerchia di Campodimele è riconosciuta D.O.P.

Laina e cicerchie
La laina è una pasta fatta in casa con sola farina e acqua, senza aggiunta di uova. Essa viene condita con le cicerchie cotte con sugo di pomodoro, cipolla, aglio, brodo, e servita con ricotta essiccata di capra.

Le Ciammotte
Le ciammotte sono delle chiocciole molto gustose, che a Campodimele vengono cucinate con la menta e altre erbe aromatiche

la longevità di Campodimele

La longevità degli abitanti di Campodimele rispetto alla vita media in Italia (77 anni per gli uomini e 84 per le donne) fu oggetto a partire dal 1985 di una ricerca da parte dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, nell'ambito del "progetto Monica": la ricerca accertò che tra i primi fattori era il tasso di colesterolo degli abitanti, inferiore del 50% rispetto alla media nazionale, e la loro bassa pressione arteriosa.
Altre ricerche (Pietro Cugini, cattedra di Semeiotica della II Clinica medica dell'Università la Sapienza di Roma) avevano già accertato la pari possibilità per entrambi i sessi.

La chiesa di San Michele Arcangelo

La chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo si erge nel punto più alto del paese, in piazza Capocastello, centro del nucleo storico, raggiungibile solo a piedi.

Venne costruita forse sulle rovine di un preesistente tempio pagano nell'XI secolo ed era originariamente dedicata a Sant'Angelo. Danneggiata da un terremoto, venne chiusa al culto e quindi restaurata nel 1939.

In essa sono custoditi i resti di un pregevole tabernacolo marmoreo della scuola di Tommaso Malvito (artista operante a Napoli tra la fine del XV e gli inizi del XVI secolo), e un dipinto firmato da Gabriele da Feltre, che reca la data del 1578. Agli inizi del Novecento la statua lignea che rappresenta Sant'Onofrio succintamente vestito vi venne trasferita dall'omonimo monastero. Il Comune e la Provincia hanno dotato la chiesa di un portale di bronzo.

Campodimele all'estero

Molti cittadini sono emigrati all'estero, subito dopo la guerra, in cerca di lavoro.
Oggi molti di loro sono cittadini affermati in diverse parti del mondo. Una compagine abbastanza ampia vive a Toronto, in Canadà.
Alcuni di loro hanno fondato un'associazione: "campodimele social club"  che è diventata una specie di Campomele estera.
Ciò consente uno scambio frequente di visite tra le due comunità e uno stimolo per il paese a mostrarsi sempre attraente per i suoi figli lontani.
L'indirizzo per contattare la comunità in Canadà è il seguente:

CAMPODIMELE SOCIAL CLUB INC.
43 ROYALTON DR. BOLTON ON L7E 1X3 905-951-3749
campodimelesocialclub@hotmail.com

Il vicepresidente è Arsenio Di Fonzo.

 

                              

 





 
 
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